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Le curiosità su Muhammad Ali, il più grande pugile di tutti i tempi.

Cassius Clay alias Muhammad Ali è nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville, Kentucky e ha iniziato a tirare di boxe per un caso fortuito, dopo essere capitato in una palestra mentre, ancora bambino, era alla ricerca della sua bicicletta rubata.Cassius Clay1

 Muhammad Alì, inizialmente conosciuto con il nome di Cassius Clay, iniziò ad allenarsi all’età di 12 anni. Vinse l’oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960 e nel 1964, all’età di 22 anni, conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi sconfiggendo a sorpresa il temuto e potente campione in carica Sonny Liston. Successivamente si unì al movimento afroamericano Nation of Islam e cambiò legalmente il suo nome in Muhammad Ali e la conversione all’Islam

Ali era di origine irlandese.
Il nonno di Ali, Abe Grady, era un irlandese che si trasferì nel Kentucky nel 1860. Nel 2009 Ali andò anche ad Ennis, una piccola città nella zona occidentale dell’Irlanda, per incontrare i membri della sua famiglia originaria
La prima ‘vittima’ di Ali fu la mamma Odessa Clay.

«La prima persona che picchiai fu mia madre», disse l’ex leggenda del pugilato. Aveva due anni e il pugno costò alla mamma due denti.Odessa-Lee-Clay
Nel 1960 Ali, allora 18enne, incontrò il suo mito Sugar Ray Robinson nel quartiere Harlem di New York: «Tu sei il mio maestro, il re! Voglio che tu diventi il mio manager», disse Ali.

Ali non gettò mai in un fiume la medaglia olimpica vinta a Roma
Una delle tante storie inventate che girarono su Ali riguardò un episodio assurdo: preso da un momento di rabbia in un ristorante di Louisville, Ali – di ritorno da Roma dove vinse l’oro olipico nel 1960 – gettò la medaglia appena conquistata nel fiume Ohio. La realtà è che il campione perse il trofeo negli anni successivi. Una replica di quella medagli gli fu ridata in occasione dell’accensione della fiamma olimpica alle Olimpiadi di Atlanta.Muhammad Ali Roma 1960

 Ali era un pessimo studente
L’aneddoto raccontato da un giornalista de L’Equipe risale al gennaio del 2012: «Dopo la vittoria contro Liston nel 1965 mi ritrovai con Ali nel Motel dove alloggiava. Un messicano si avvicinò e gli chiese un autografo. Ali accettò, poi gli chiese come si scriveva Messico aggiungendo: “Non sono andato a scuola a lungo”»

Cantante, oltre che pugile
Ali, oltre al suo talento sul ring e alle sue doti oratorie, pubblicò un album musicale nel 1964 quando ancora si chiamava Cassius Clay. Il titolo? “Io sono il più grande”. Dopo la sua conversione all’Islam la Columbia Records si affrettò a rimuovere le vendite dell’album.

Ali salvò la vita ad una persona
Siamo a Los Angeles, 1981. Un giovane uomo di 21 anni è in piedi fuori dalla finestra al nono piano di un palazzo minacciando di buttarsi giù. La polizia ha cercato invano di dissuaderlo, ormai si attende solo il tragico balzo. Muhammad Ali guarda per caso la scena e si offre di parlare con lui. «Io sono tuo fratello e ti voglio aiutare», grida il pugile dalla finestra limitrofa. Venti minuti dopo l’uomo desiste dal suo intento e rientra nella stanza. Ali commenterà così l’accaduto: «Per me salvare una vita è più importante di qualsiasi cintura».
Il suo rapporto con la malattia
Nel 1984, dopo una settimana di esami in un ospedale di New York, Ali viene a sapere di essere malato di Parkinson. «E’ il giudizio di Dio. Mi ha dato questa malattia per ricordarmi che non sono io il numero 1, è lui».

Una stella ad Hollywood
Nel 2002, Muhammad Ali ottiene la sua stella sulla famosa Walk of Fame di Hollywood. Il pugile chiese di inserire il suo nome sulla partete del Kodak Theater e non per strada: non voleva che il suo nome venisse calpestato.