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Quando finisce un amore il cuore si spezza davvero

Secondo un ricerca di qualche anno fa’,esiste la “sindrome del cuore spezzato”. Un disturbo causato da shock emotivi,  come una brutta notizia, un lutto o la fine di un amore, che presenta gli stessi sintomi di un attacco cardiaco, ma senza le stesse conseguenze. La sindrome, che scientificamente ha il meno romantico nome di “cardiomiopatia di Takotsubo”, era già stata diagnosticata all’inizio degli anni novanta. Adesso una ricerca  più recente,la  descritta in maniera più approfondita grazie all’osservazione di 70 casi.
cuore-spezzatoI pazienti analizzati hanno manifestato sintomi del tutto simili a un attacco cardiaco, tra cui dolore toracico e mancanza di respiro. Le analogie con l’autentico infarto non finiscono qui: i sintomi sono scomparsi in seguito all’adozione di cure molto simili a quelle prescritte per una disfunzione coronarica.
quali sono le differenze tra la sindrome del cuore spezzato e l`attacco cardiaco? Prima tra tutte, la tempistica di risoluzione del malore: nonostante in un caso su cinque si siano resi necessari trattamenti d’ emergenza come l’uso del defibrillatore, infatti, tutti e 70 i pazienti sono stati dimessi entro le 48 ore successive all`avvertimento del dolore. È stato anche interessante notare che la sindrome non è (quasi) mai recidiva (si è riproposta solo in un paziente su 70), e che la maggior parte dei casi si sia verificata tra la primavere e l’estate (esattamente il contrario degli infarti, più frequenti nei mesi freddi). Ma la cosa più caratteristica è che più di due terzi degli attacchi siano stati preceduti da forti stress fisici ed emotivi, come notizie molto brutte o seri problemi sentimentali.
Le possibile cause – Ma quali possono essere le cause della cardiomiopatia di Takotsubo? “Alcuni – afferma il leader della ricerca Richard Regnante, del Miriam Hospital di Providence – credono che si tratti semplicemente di una forma di attacco di cuore che “abortisce”, cioè che inizia a dare sintomi ma poi non si concretizza. Altri sostengono che la sindrome non ha nulla a che fare con le arterie coronariche ed è semplicemente un problema del muscolo cardiaco. In effetti la stagionalità – conclude Regnante – suggerirebbe che quest`ultima teoria sia quella corretta